POCHER INFO MODELLI DISPONIBILI
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01 maggio 2011
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Locomotiva MISTRAL****
STORIA POCHER
Le origini della POCHER
L'azienda fu fondata nel 1952 a Torino da Arnaldo Pocher e
Corrado Muratore con la ragione sociale Pocher Micromeccanica
snc e fu una delle prime imprese italiane di modellismo di alta
gamma.
Arnaldo Pocher, che possedeva un'importante esperienza di scuola
orafa, in precedenza realizzava già a livello artigianale
modelli di accessori ferroviari: semafori, binari, scambi. I
primi esemplari di materiale rotabile furono riproduzioni di
vagoni merci in ottone in scala H0 che vennero realizzati a
partire dal 1954, utilizzando sempre criteri di tipo artigianale,
con lavorazione completamente a mano e in serie limitatissime
(10-15 esemplari).
Nel 1956 iniziò la realizzazione dei primi modelli di carrozze
passeggeri complete di arredamento interno, sempre in scala H0,
dettagliatissime per i materiali e le tecnologie dell’epoca. In
particolare venne riprodotta la cosiddetta Carrozza
dell’Armistizio, ossia il vagone in cui venne firmato
l'armistizio che pose fine alla Prima Guerra Mondiale.
Nel 1958 venne prodotto il primo catalogo a colori che, oltre a
carri merci, carrozze, tralicci e accessori, presentava anche il
primo modello di locomotiva prodotto da Pocher, la riproduzione
del locomotore elettrico francese CC7107 Mistral detentore del
record mondiale di velocità su rotaia.
Questo modello, che presentava caratteristiche tecnicamente
allora molto avanzate (motore a frizione, ventola di
raffreddamento) e che non sarebbero state più utilizzate in
seguito, sarebbe stato commercializzato solo nel 1962, a un
prezzo molto elevato per l'epoca (28.000 Lire, pari a due terzi
dello stipendio mensile di un operaio).
Il secondo modello di locomotiva prodotto da Pocher fu un'altra
riproduzione storica, prodotta in serie limitata e numerata,
ossia un modello tutto in metallo della locomotiva Bayard che
entrò in servizio nel 1839 sulla prima linea ferroviaria
costruita in Italia, la Napoli-Portici.
L'arrivo di Rivarossi
Nel 1963 Corrado Muratore lasciò l'azienda, cedendo la sua quota
alla Rivarossi che divenne agente generale della Pocher,
commercializzandone i prodotti attraverso la propria rete di
distribuzione.
La ditta inizialmente mantenne una propria autonomia produttiva
e gestionale. Nel 1964 venne realizzato il modello 4-4-0 Genoa,
locomotiva dell'epoca del Far West, che probabilmente fu il
modello di maggior successo della casa torinese. Nel 1967 uscì
l'ultimo modello progettato effettivamente a Torino, la
riproduzione dell'elettromotrice italiana Ale803.
La produzione dei rotabili venne razionalizzata secondo le
caratteristiche produttive tipiche di Rivarossi e alla fine
degli anni sessanta la produzione dei treni H0 venne portata a
Como. Le locomotive Genoa e Ale 803 vennero riprogettate per
renderle meno costose e uniformarle alla produzione Rivarossi.
Il modellismo automobilistico
Nel 1961 la FIAT commissionò a Pocher la realizzazione del
modello in scala 1:13 della sua nuova automobile Fiat 1300,
prendendo così il posto della Rivarossi che negli anni cinquanta
aveva realizzato i modelli della Fiat 600 e Nuova 500. Fu
l'inizio di una lunghissima collaborazione che porterà la Pocher
a realizzare tutti i modellini per le nuove autovetture che la
Fiat avrebbe presentato al Salone dell'automobile di Torino.
Nella seconda metà degli anni sessanta la Pocher inizio a
produrre modelli di automobili d'epoca estremamente dettagliati
e in grande scala. Nel 1966, al Salone del Giocattolo venne
presentato il modello in scala 1:8 della Fiat 130Hp F2,
disponibile sia in scatola di montaggio che già montata. Il
modello, composto da 823 pezzi di diversi materiali, quali
plastica, ottone, cuoio, acciaio, gomma, tela, alluminio, una
volta costruito misurava quasi 50 cm di lunghezza e riscosse un
notevole successo sia in Italia che all'estero.
Corrado Muratore rientrò nell'azienda, riassumendo anche il suo
ruolo precedente e acquisendo quote societarie, mentre nel 1968
Arnaldo Pocher uscì dalla ditta che portava il suo nome, cedendo
le sue quote e il marchio.
Il favore con cui era stato accolto il modello 130Hp F2 portò
alla realizzazione di un secondo modello analogo e nel 1968 fu
presentata l’Alfa Romeo 2300 8c Monza 1961-32, progettata da
Gian Paolo Altini, allievo di Arnaldo Pocher.
Nel 1970 uscì la Rolls Royce Phanthom II nella versione drop
haed sedanca coupé. Il modello era composto da 2.199 pezzi di
vari materiali con pistoni e ingranaggi realmente funzionanti e
con una estrema precisione nei dettagli: la Flyng Lady, l'angelo
alato simbolo della Rolls, nei primi modelli era realizzato in
argento e i radiatori erano saldati a mano.
Oltre alla produzione in scala 1:8 continuava anche la
produzione dei modelli Fiat in scala 1:13, comprese le
versioni-giocattolo filoguidate (molto diffuse all'epoca),
nonché la realizzazione di modelli-giocattolo in plastica di
altre autovetture, principalmente italiane e francesi.
L’incendio e la ristrutturazione aziendale
Nel 1972 un incendio distrusse lo stabilimento di Torino in via
Ambrosini, mentre erano in corso la produzione del nuovo modello
della Fiat 132 e una variante dell’Alfa Romeo in scala 1:8, i
cui stampi fortunatamente si salvarono. La dirigenza colse
l’occasione per ridurre drasticamente il personale
esternalizzando molte lavorazioni e scegliendo di dedicarsi
esclusivamente al modellismo. L'attività riprese quindi nello
stabilimento di Via Adamello, con un numero di dipendenti
ridotto ad appena una trentina contro i centoventi del periodo
precedente.
Nel frattempo si stava lavorando al nuovo modello in scala 1:8,
la Mercedes-Benz 500 K/AK cabriolet, ma nel 1974, quando il
progetto era in fase di completamento, Gian Paolo Altini si
ammalò di leucemia e morì in pochi mesi, a soli trentanove anni.
La perdita fu pesantissima per la Pocher, di cui Altini era
l'anima produttiva. Dopo un periodo di assestamento, il posto di
Altini venne preso da Gian Franco Fabris, abile modellista
friulano formatosi alla scuola del mosaico di Spilimbergo,
allievo di Altini e attivo nella ditta dal 1970. Il modello
della Mercedes, l’ultimo lavoro di Altini, uscì postumo nel
1975. Nel frattempo la Rivarossi era divenuta proprietaria al
100%, avendo acquistato le quote societarie di Corrado Muratore,
che rimase come manager della Pocher e assumendo anche il ruolo
di responsabile commerciale Italia per la Rivarossi.
Nel 1980 fu presentato l’ultimo prototipo originale di auto
storica prodotto dalla ditta torinese, la prestigiosa Bugatti
50T del 1933 realizzata da Gian Franco Fabris. Tutti i prodotti
successivi sarebbero stati solo riproduzioni di auto moderne o
varianti di modelli già prodotti in precedenza.
Il trasferimento a Como
Nel frattempo lo stabilimento era stato spostato in un capannone
di Brandizzo, sempre in provincia di Torino, ma nel 1981 le
difficoltà della Rivarossi si riverberarono anche sulla Pocher
che venne trasferita a Como e sistemata nei capannoni dello
stabilimento di Sagnino.
La Pocher anche a Como mantenne una piena autonomia, sempre
affidata a Gian Franco Fabris che proseguì il suo lavoro con
alcuni collaboratori. Vennero prodotte varianti delle auto
storiche già uscite, diminuendo però il numero di pezzi che
componevano i modelli per renderli più economici e facili da
montare. In questo periodo (1985) venne presentato un prodotto
completamente nuovo, un autocarro Volvo che però non riscosse un
grande successo: il mercato del modellismo stava cambiando e
anche la Pocher, da sempre in una nicchia protetta, ne risentiva.
Fino ad allora la produzione Pocher era rimasta autonoma e
indipendente da quella Rivarossi, nonostante la contiguità degli
ultimi anni ma alla fine degli anni ottanta Alessandro Rossi
Junior, nuovo amministratore delegato di Rivarossi, per tentare
nuove strade mise in produzione un’autovettura rivoluzionaria,
una Ferrari Testarossa in scala 1:8 con carrozzeria in metallo.
Per quanto venisse mantenuto il marchio Pocher, il modello era
stato progettato e gestito completamente dalla Rivarossi, con
produzione totalmente esternalizzata. Rispetto agli standard
Pocher venne drasticamente ridotto il numero dei pezzi che la
componevano, sempre per renderla più semplice da montare e più
economica.
Subito dopo venne messa in cantiere una nuova Ferrari, la F-40
sempre con carrozzeria in zama. L’ultimo modello originale,
gestito ormai direttamente dall’ufficio tecnico Rivarossi come i
due precedenti, fu la Porsche 911, realizzato non più in metallo,
ma in ABS come le automobili Pocher classiche. Il modello
tuttavia non ottenne un buon successo e questo esito non
positivo, aggiunto all'elevato costo degli investimenti
necessari per questo genere di realizzazioni, scoraggiò la
progettazione di ulteriori modelli.
Nel 1998 uscì l'ultimo catalogo Pocher. Nel 2001 il Gruppo
Rivarossi per motivi fiscali e commerciali cambiò la sua
denominazione in Lima S.p.A. e nel 2004 venne infine ceduto alla
casa inglese Hornby, insieme con il marchio Pocher.
Ad oggi (2009) la produzione con marchio Pocher non è ripresa.
Altre produzioni
La ditta aveva tentato di diversificare la produzione fin dai
primi anni, sia per ampliare il mercato che per assecondare
l'estro creativo di Arnaldo Pocher. Fino alla metà degli anni
sessanta la produzione comprendeva anche, oltre ai già citati
modelli di treni e di automobili, oggettistica di vario tipo
come modellini di cannoni d’epoca, posacenere, portamatite,
maschere di carnevale dei personaggi di Walt Disney e altre
realizzazioni minori. Nel catalogo 1962/63 compaiono per esempio
una serie di cannoni storici in legno e metallo in scala 1:20,
veri e propri oggetti d'arte.
Tali produzioni complementari vennero definitivamente
abbandonate dopo l’incendio del 1972.














